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Nell’era digitale in cui viviamo, è impossibile ignorare l’impatto che le grandi aziende tecnologiche hanno avuto sulle nostre vite quotidiane. Da Amazon a Google, da Facebook a Apple, queste colossi hanno rivoluzionato il modo in cui comunichiamo, lavoriamo, facciamo acquisti e accediamo alle informazioni. Tuttavia, mentre godiamo dei benefici di questa rivoluzione tecnologica, è giunto il momento di porci una domanda cruciale: l’Europa può permettersi di rimanere spettatrice passiva nei prossimi 30 anni?
Per anni, l’Europa ha trascurato il fatto che le big tech d’oltreoceano crescessero incontrastrate a livello globale. Questa mancanza di attenzione ha portato a un preoccupante divario digitale tra l’Europa e altre potenze tecnologiche mondiali, in particolare gli Stati Uniti e la Cina. La carenza di know-how europeo nel settore tech ha permesso alle grandi aziende straniere di consolidare la loro posizione dominante, creando una forte dipendenza digitale del nostro continente.
Questo divario non si manifesta solo a livello aziendale o governativo, ma ha ripercussioni dirette sulla vita di ogni cittadino europeo. L’accesso ai servizi digitali, la privacy online, la sicurezza dei dati personali: tutti questi aspetti sono oggi largamente influenzati da decisioni prese oltreoceano, spesso senza tenere conto delle specificità e delle esigenze europee.
Non possiamo negare i numerosi vantaggi che le big tech hanno portato alla nostra società. Pensiamo alle spedizioni veloci che hanno rivoluzionato il commercio online, ai sistemi di recensioni che ci permettono di fare scelte più informate sui prodotti, alla rapidità con cui possiamo accedere alle notizie da ogni parte del mondo. E non dimentichiamo le recenti innovazioni nel campo dell’intelligenza artificiale, che promettono di trasformare radicalmente numerosi settori, dalla sanità all’istruzione.
Questi progressi hanno migliorato la qualità della vita di milioni di persone, creato nuove opportunità di lavoro e stimolato l’innovazione in molteplici campi. Sarebbe miope e controproducente non riconoscere questi contributi positivi.
Tuttavia, il riconoscimento di questi benefici non deve tradursi in una rassegnazione passiva. L’Europa ha il dovere, verso i suoi cittadini e verso le generazioni future, di porsi come protagonista attiva nella definizione del futuro digitale.
È giunto il momento di agire per arginare la nostra dipendenza digitale. Questo non significa chiudersi in un protezionismo tecnologico sterile, ma piuttosto investire in modo massiccio nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione di talenti digitali europei. Dobbiamo creare un ecosistema che favorisca la nascita e la crescita di campioni tecnologici europei, in grado di competere su scala globale.
Inoltre, l’Europa ha l’opportunità di distinguersi proponendo un modello di sviluppo tecnologico che ponga al centro i valori fondamentali del nostro continente: il rispetto della privacy, la tutela dei diritti individuali, la trasparenza e la responsabilità sociale.
Nei prossimi 30 anni, l’Europa non può permettersi di rimanere a guardare. Deve invece assumere un ruolo di leadership nella definizione di standard etici per lo sviluppo tecnologico, nella promozione di un’innovazione responsabile e nella creazione di un ambiente digitale che rifletta i valori e le aspirazioni dei suoi cittadini.
La sfida è enorme, ma le potenzialità sono altrettanto grandi. Con una visione chiara, investimenti mirati e una collaborazione stretta tra istituzioni, aziende e società civile, l’Europa può non solo colmare il divario digitale, ma anche proporsi come modello di un’innovazione tecnologica equilibrata, etica e al servizio del bene comune.
Il futuro digitale dell’Europa è nelle nostre mani. È tempo di agire, di innovare e di costruire un ecosistema tecnologico che ci renda orgogliosi e che possa essere un faro per il resto del mondo.
Andrea Pili,
CIO Apply